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Le Origini Dell' Infiorata

Come รจ nata e dove l'Infiorata?

www.infiorata.it

Come è nata e dove l'Infiorata? Intendiamo quella nella quale si realizzano con i petali dei fiori quadri a soggetto con disegno libero o geometrico, per fare da tappeto a processioni o altre manifestazioni. Non quella di gettare fiori o petali al passaggio di persone oppure immagini alle quali si vuol fare omaggio, usanza questa che ha origini molto antiche sia profane che cristiane. La risposta ce la dà il gesuita Giovan Battista Ferrari, senese, nel suo ''De florum cultura'' pubblicato in latino nel 1633 e in una seconda edizione in italiano nel 1638. Il Ferrari ci descrive con dovizia di particolari la prima infiorata fatta in Vaticano il 29 giugno 1625 in occasione della festa di S. Pietro e Paolo: ''Ad usi più nobili gli stessi fiori, sfrondati e sminuzzati (..) contraffanno le più nobili pitture ne' colori e nel resto dell'apparenza. Non ha più di tredici anni che una tal foggia di pittura per la prima volta ci rappresentò Benedetto Drei soprastante alle masserizie della fabbrica vaticana, poscia seguito ogni anno di fare unitamente col figliolo Pietro Paolo (..)'' L’autore descrive poi i fiori adoperati per ottenere i vari colori: ''rappresenterà la carnagione della faccia bruna il garofano ricamato. La rosa dipingerà le guance (...) formerà le pupille degli occhi il fiore scuro, che dal turchino tira al nero, chiamato giacinto botriode, cioè fatto a grappoli, ò comato il minore (..) Ancora il giacinto botriade servirà per fare l'ombre secondo il bisogno nel rimanente del corpo. Formerà insieme i capelli, se neri dovranno essere, e se biondi servirà la ginestra, se bianchi, il garofano pur bianco. Nobiliterà le vesti, e arricchiralle col colore pur cilestro il fiore, che chiamiamo sperone di cavaliere, e 'l papavero selvatico di color rosso e 'l garofano dello stesso colore, ò con l'oro suo la ginestra, ò con la mortella la verdura. Tanta agevol cosa è trovar ne' campi que' colori, che con ansitiosa fatica si cercano nelle città. Rappresentassi 1'aria, e 'l sereno di quella, dallo stesso sperone di cavaliere. Biancheggeranno le nuvole con la rosa damaschina, ò col gelsomino''. Che ve ne pare? Sembra cronaca di oggi, non è cambiato niente. Ma chi ha portato l'Infiorata a Genzano? Senzaltro un testimone oculare del tempo. Non abbiamo trovato documenti scritti, o forse non li abbiamo saputi cercare. Non ci resta che fare delle ipotesi. Artisti che operavano in Vaticano, contemporanei del Drei o dei suoi successori fra i quali, si dice, anche il Bernini che in quell'epoca hanno avuto contatti con Genzano ce n'è stato più di uno, tra questi lo stesso Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), molto attivo in quel tempo nei Castelli Romani; il pittore Carlo Maratta (o Maratti) (1623-1713) caposcuola del barocco romano, il quale sì fece costruire nella nostra città, su suo disegno, un casino con annessa vigna sulla allora appena aperta via Livia, angolo via delle Fontanelle ''per viverci vita tranquilla e riposata''. Vi soggiornò dalla fine del 1695 al 1703 quando l'abbandonò a causa del noto fatto di cronaca che vide protagonista la bellissima Faustina figlia del pittore, vittima di un tentativo di rapimento da parte del delfino degli Sforza-Cesarini, Giangiorgio. Altra famiglia di artisti che scelse Genzano quale ameno luogo per soggiornarvi nei periodi di riposo fu quella degli Hameran (originari bavaresi, italianizzarono poi il loro nome in Hamerani e quindi in Amerani). Giovanni Martino (1646-1705) figlio del capostipite in Italia Jean, incisore della zecca vaticana divenne nel 1681 unico medaglista della corte papale. Continuarono il suo lavoro, sempre nella zecca vaticana i figli Ermenegildo (1683-1756) e Ottone (1694-1761).Nella seconda metà del XVIII secolo fecero costruire anche loro un importante palazzo in via Livia, ceduto poi nel 1841 alla Magistratura di Genzano che lo fece trasformare, su progetto dell’architetto Luigi Agostini, in sede Comunale. Tale sede fu inaugurata il 2 ottobre 1844 alla presenza di papa Gregorio XVI. È logico ipotizzare che fu questa famiglia a portare l’Infiorata nella nostra città, infatti il nome di un Giovanni Hamerani fìgura nell’elenco che l’anonimo genzanese, autore nel 1824 del manoscritto su la ''Storia delle origini dell’Infiorata di Genzano'', fà delle famiglie che realizzavano un quadro infiorato davanti la loro casa in via Livia in occasione della processione del Corpus Domini, prima che se ne facesse una in via Sforza. Ma seguiamo il manoscritto che inizia così: ''Anticamente in Genzano, non potendo precisare il tempo positivo, nel giorno della festa del Corpus Domini, si faceva, come costuma in tutto il mondo cattolico, la solenne processione del SS. Sacramento, che usciva dalla chiesa parrocchiale detta di Santa Maria della Cima, e veniva per la strada dritta, cosiddetta via Livia. In questa gli abitanti della medema solevano fere delle infiorate, avanti 1e loro abitazioni, di verzure e di fiori di più colori; ma si restringevano queste famiglie a sette o otto''. Il manoscritto continua descrivendo gli itinerari delle tre processioni che si facevano allora per le festività del SS. Sacramento. Fino a quando la famiglia di don Arcangelo Leofreddi, abitante in via Sforza, dispiaciuta che nessuna delle tre processioni passasse per la loro strada, dopo aver pregato il vescovo della diocesi di Albano di fare in modo che almeno la terza delle processioni la onorasse, invitò gli abitanti di detta via di fare delle infiorate a proprie spese davanti le loro case, che tutti fecero. Il sacerdote si curò di fare un altare di verdure e fiori davanti la sua abitazione da dove fu impartita la benedizione. Era circa il 1782, Certamente questa è la prima infiorata eseguita con una certa organizzazione a totale copertura della strada, forse senza soluzione di continuità.

 
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